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Patek Philippe 3700/1: fascino formato 'Jumbo'

venerdì 12 giugno 2020

Patek Philippe Nautilus 3700 Jumbo su disegno di Gerald Genta

"Ipse dixit". Lo ha detto lui, cioè la massima autorità possibile: discussione finita.

Cicerone racconta che questa locuzione nacque nelle diatribe interne ai circoli pitagorici, quando per troncare interpretazioni troppo soggettive della dottrina da parte degli allievi, i litiganti erano ricondotti al Verbo incrontrovertibile del Maestro: questo lo ha detto Lui, "ipse dixit", e tutti d'accordo.

Nel Medio Evo il ruolo di autorità toccò per secoli al sommo Aristotele: se un concetto era stato espresso dal filosofo di Stagira, era dogma.

Questo principio, a noi appassionati di orologeria, fa venire in mente un solo nome: Patek Philippe.

Ipse dixit, anzi ipse fecit, cioè lo ha fatto Patek: giù il cappello.

Che si parli di soluzioni tecniche, dimensioni di una cassa, dettami stilistici, abbiamo sempre un nome 'sommo' da invocare: lo ha fatto Patek.

Una fama ovviamente meritata, perché la storia dell'Alta Orologeria dal 1839 si intreccia indissolubilmente con quella della prestigiosissima Maison ginevrina.

Gerald Genta

Cento ottantuno anni in cui Patek ha dato vita ad alcuni degli orologi più amati e sognati dai collezionisti.

Ma nel 1976 a Ginevra ebbero un'idea che infrangeva un secolo e mezzo di rigido protocollo stilistico: produrre un orologio in acciaio!

Il successo commerciale che pochi anni prima aveva arriso al concorrente Audemars Piguet, col Royal Oak, stuzzicò l'audacia della famiglia Stern, dal 1932 proprietaria della Maison.

Perché no?


Certo, l'immagine blasonata di Patek pareva stabilmente ancorata alla produzione esclusiva di segnatempo in metallo nobile. L'acciaio era considerato eccessivamente sportivo.

Ma gli Stern non si fecero condizionare; volevano portare il retaggio storico della maison al passo coi tempi (d'altra parte, la tradizione è un'innovazione ben riuscita).

Il dado era tratto: il progetto stilistico fu affidato al genio di Gerald Genta, non a caso già creatore del Royal Oak.

E fu subito mito, e il mito venne battezzato Nautilus.

Patek Philippe Nautilus 3700 Jumbo su disegno di Gerald Genta

Bracciale in acciaio, cassa monoblocco in acciaio e una lunetta, divenuta iconica, che riusciva a reinterpretare la rigida geometria di un ottagono con le sinuosità di linee curve. Datario a ore tre, sfere di ore e minuti a bastone, e un quadrante nero decorato a linee orizzontali. Il movimento era il 28255, basato sul calibro 920 Le Coultre.

La prima referenza prodotta fu la 3700/1, che per le dimensioni generose della sua cassa, che vantava un diametro di 42 mm, fu battezzata Jumbo.

Il suo prezzo di listino, tuttavia, non era certo quello di un normale orologio d'acciaio.

Patek Philippe Nautilus 3700 Jumbo su disegno di Gerald Genta

Ma la Maison fece proprio di questa caratteristica economica un punto di forza, puntando su una campagna pubblicitaria che sottolineava come uno degli orologi più costosi al mondo fosse...in acciaio.

In fondo, lo aveva fatto Patek Philippe!

E il prezzo apparentemente incongruo rispetto al metallo divenne così del tutto giustificato agli occhi del pubblico.

E ancora oggi gli appassionati rincorrono questo modello nelle aste di tutto il mondo, dove batte cifre da capogiro.

Patek Philippe Nautilus 5980/1A

Negli anni si sono succeduti varie versioni (la referenza 3700/1 uscì di produzione nel 1990, e il suo epigono è oggi la ref 5711): solo tempo in metallo prezioso (ref 5711G/R/J), riserva di carica con fasi lunari (ref 5712), calendario annuale 5726, cronografo automatico (ref 5980) e crono doppio fuso (ref 5990), calendario perpetuo in oro (5740/1G), fino alle referenze femminili in oro e pietre preziose.

Modelli che spaziano tra i materiali e le complicazioni, ma che rimangono uniti da un nome, Nautilus, che oramai è entrato definitivamente nell'immaginario collettivo. D'altra parte, lo ha fatto Patek Philippe...

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