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Luminor Officine Panerai - Al polso degli eroi

venerdì 7 agosto 2020

Panerai Luminor

Sul magazine di Astrua capita talora di avere la fortuna di raccontarvi un orologio che ha una storia così importante che l'articolo si scrive praticamente da sé, senza nessun vol pindarico o sforzo di fantasia da parte dell'estensore di queste righe.

Questo succede (purtroppo non così spesso quanto vorremmo noi appassionati) quando un orologio nasce direttamente nella leggenda, senza costruzioni di marketing posteriori, cioè quando il motivo per cui viene creato, il suo utilizzo pratico e le gesta di chi lo porta al polso si fondono in un'unica, gloriosa pagina di Storia (sì, quella con la S maiuscola).

Il mito di Officine Panerai nasce ufficialmente nel 1941 così, forgiato dalle reali esigenze belliche, e sublimato dall'eroismo del manipolo di arditi che lo rese celebre.

In realtà il piccolo laboratorio fiorentino aveva visto la luce ottant'anni prima, quando Giovanni Panerai nel 1860 a Ponte alle Grazie aprì i battenti del suo laboratorio di riparazione e forniture orologiere, chiamandolo 'Orologeria svizzera', in cui realizzava anche strumenti di misurazione professionale.

Officine Panerai

Quest'ultima attività lo rese quasi subito fornitore ufficiale della Regia Marina, evento fondamentale per Panerai.

Il successore Guido studiò a lungo il problema della luminosità sott'acqua delle strumentazioni, e non è un caso se i due fuoriclasse di officine Panerai portano tutt'ora il nome di due brevetti ufficiali della casa (rispettivamente del 1916 e del 1949) sul materiale luminescente: dapprima il Radiomir, che prendeva il nome dal radio, poi - per sostituire quel materiale che si era rivelato radioattivo e quindi pericoloso per gli operai in fase di lavorazione - il Luminor.

La Marina Italiana negli anni Trenta commissionò al laboratorio toscano dei segnatempo da indossare durante le missioni subacquee.

Se Panerai aveva risolto brillantemente (è il caso di dirlo) la questione della visibilità subacquea, rimaneva però da decidere con quale movimento e cassa completare quei quadranti.

La scelta cadde sulla marca allora più avanti di tutte sui subacquei: Rolex, che garantiva anche robustezza e affidabilità di marcia, fondamentali per i sommozzatori che dovevano svolgere missioni in cui il coordinamento dei tempi, quindi la precisione, era il presupposto per la riuscita.

Panerai Luminor Submersible PAM00682

Panerai modificò quegli esemplari da tasca con il suo quadrante e sulla loro cassa 'coussin', divenuta poi emblematica della Casa, saldò le anse (in seguito la cassa divenne un tutt'uno monoblocco con le anse, per ovviare alla fragilità dei primi modelli), da cui fuoriusciva un cinturino resistente all'acqua e molto lungo, da indossare sulla muta.

Fu con quegli strumenti che, nella notte tra il 18 e il 19 dicembre del 1941, sei militari italiani compirono una delle imprese belliche più incredibili della seconda Guerra Mondiale.

La Marina Italiana infatti aveva inventato dei piccoli ed agili mezzi sottomarini, siluri da pilotare a cavalcioni, denominati SLC (siluri a lenta corsa) ma subito ribattezzati 'maiali'.

Sei militari appartenenti alla unità 'Decima  MAS' si inabissarono su tre maiali, al largo del porto di Alessandria di Egitto, per giungere in via subacquea sotto le corrazzate inglesi Valiant e Queen Elizabeth lì ormeggiate e piazzare cariche esplosive sulla chiglia delle navi.

Panerai Luminor Marina GMT PAM00438

Mentre la missione che aveva come obiettivo la Queen Elizabeth - pur rischiosissima tra le mine subacquee antisiluro e gli squali famelici del mare egiziano -  riuscì senza intoppi, il maiale che doveva arrivare sotto la Valiant ebbe danni durante la difficile navigazione, ed uno dei suoi due occupanti subì un incidente al respiratore che lo costrinse ad emergere.

Il tenente genovese Luigi Durand de la Penne, rimasto solo, proseguì la sua missione trascinando a braccia il suo maiale - che si era guastato - per il fondo marino per più di quaranta minuti, infine piazzò la carica dove stabilito e, riemerso, venne catturato.

Interrogato, si rifiutò di dire l'ubicazione dell'esplosivo e l'ora dell'esplosione.

Fu allora rinchiuso in una cabina posta ad un livello inferiore rispetto alla linea di galleggiamento della nave, che si sarebbe allagata subito dopo l'affondamento.

Ma nemmeno questo lo dissuase.

Mezz'ora prima dell'esplosione, de La Penne chiese di parlare col capitano, avvertendolo solamente di mettere velocemente in salvo l'equipaggio.

Panerai Luminor Marina PAM00422

Nel tentativo estremo di scongiurare l'affondamento, gli inglesi decisero di imprigionarlo di nuovo nella cabina, affinché parlasse infine per salvare la propria vita.

De la Penne aspettò invece la propria fine, con stoica determinazione.

Ma subito dopo l'esplosione, notò che qualcuno aveva provvidenzialmente aperto la porta, e risalì rapido le scale guadagnando il ponte, dove i pochi marinai inglesi rimasti ancora lì gli tributarono ammirati un saluto militare.

La flotta britannica subì un colpo tragico.

Winston Churchill commentò laconico che erano bastati sei italiani senza grandi equipaggiamenti a far vacillare l'Impero di sua Maestà nel Mediterraneo.

La medaglia d'oro che De la Penne e gli altri cinque incursori meritarono, nel '44, fu appuntata al loro petto da colui che un destino incredibile sancì come nuovo alleato: sir Charles Morgan: era l'ex ammiraglio della Corazzata Valiant.

Al polso di quegli eroi italiani, nelle oscurità notturne del mare di Alessandria, c'erano gli imprescindibili orologi Panerai.

Quelle forme, quell'impronta stilistica semplice e al contempo così riconoscibile non è mai cambiata sostanzialmente.

Panerai Luminor Marina Firenze PAM00229

Gli orologi di Officine Panerai devono a quel retaggio militare, quindi estremamente pratico, la loro fisionomia: dai numeri visibilissimi, incisi nel quadrante superiore affinché lascino vedere sotto di sé quello inferiore ricoperto di materiale luminescente (da cui il nome di quadrante "sandwich") alle casse voluminose e robuste e al sistema di bloccaggio della corona dei modelli Luminor: un ponte dotato di una leva che, chiudendosi, comprime le guarnizioni per permettere di scendere negli abissi.

Anche questa scelta nasceva in realtà da un motivo tecnico: i primi Panerai avevano un sistema classico di serraggio a vite della corona, ma essendo dotati di calibri manuali il continuo svitamento di quest'ultima per ricaricare la molla dell'orologio portava talora alla compromissione della filettatura, con gravi rischi per la tenuta in immersione. Di qui il motivo di questa soluzione, che divenne poi stilisticamente iconica.

Anche l'evoluzione di Officine Panerai di questi ultimi decenni, coerentemente con la storia della Casa, ha riguardato la tecnica e la sostanza: i calibri oggi montati sono di manifattura, dal movimento a carica manuale 8 giorni di riserva a quello automatico.

Gli appassionati internazionali vedono in Panerai il fascino di una tradizione vera.

In un mondo in cui 'orologio militare' è quasi sempre solo una locuzione che indica una determinata linea stilistica, quando indossiamo un Luminor Panerai sappiamo che al nostro polso c'è un piccolo, affascinante e glorioso pezzo di Storia.

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