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Tempo al tempo

mercoledì 26 aprile 2017

 

Tempo al tempo

 

Il rappoTempo al temporto con il tempo è stato sempre un fattore di riflessione per l'uomo, fornendo talora le premesse per dissertazioni filosofiche di grande spessore (una per tutti, quella di Sant'Agostino) e per indimenticabili, sebbene decisamente più prosaici, spunti cinematografici.

Alla prima categoria appartiene uno dei capolavori della filosofica novecentesca, Essere e Tempo, di Martin Heiddeger.
Ma dal momento che, sull'argomento, i filosofi  non hanno mai smesso di litigare, a cominciare dagli antichi pensatori greci, e che lo stesso sommo Sant'Agostino ammetteva "Il tempo? Se non mi chiedono cosa sia, lo so; se me lo chiedono non lo so", noi - che vendiamo orologi e non vogliamo cimentarci con imprese impossibili - ci limiteremo a una breve scorribanda cinematografica sul tempo, 'volando basso' tra le pellicole che in qualche modo hanno 'toccato' la questione.

E' tempo di morire
, dice con lo sguardo rassegnato il robot replicante umano Rutger Hauer, al suo cacciatore Harrison Ford in Blade Runner, dopo avere speso l'ultimo periodo della sua vita a provare a modificare la data di cessazione della propria esistenza, stabilita in anticipo dalla sua fabbrica di costruzione.

Altrettanto ossessionato dal tempo che trascorre, ma molto più simpatico,  è il Bianconiglio di Alice, col suo continuo e ansioso consultare l'orologio: "Presto che è tardi!".

Chi invece crede che anche col passare del tempo l'amore di un uomo e di una donna rimarrà al riparo dalle avversità ("il mondo dà sempre il benvenuto agli amanti"), è il Sam di Casablanca, che canta il suo "As time goes by" nel Rick's Bar del malinconico Humphrey Bogart.

Ma il tempo scandito da un orologio  può essere anche un appuntamento stabilito dal destino, come si evince dallo stesso titolo del celeberrimo western "Mezzogiorno di fuoco", che conferisce a quell'ora perfetta - con le due lancette allineate allo zenith dell'orologio - un significato ultimativo: dopo, nulla sarà come prima.
Ma ci penserà il geniale e irriverente Mel Brooks a dissacrare quella seriosità epica del mezzogiorno, aggiungendo trenta minuti in più all'ora del destino, nella sua parodia "Mezzo giorno e mezzo di fuoco".

La mezzanotte, lato oscuro del mezzogiorno, diventa invece l'ora della sospirata evasione dalla terribile prigione, nel celebre film "Fuga di mezzanotte" di Alan Parker, una pellicola drammatica dalle cupe atmosfere, per liberarci dalle quali evochiamo subito una scanzonata commedia italiana: "A mezzanotte va la ronda del piacere", con il formidabile quartetto di attori Vitti-Giannini-Cardinale-Gassman.

E se l'orologio, che misura e scandisce il tempo, cessa di funzionare? Tastando il polso di un tizio con aria professionale, e dando contemporaneamente un'occhiata alle lancette del proprio segnatempo, il grande Groucho (l'unico Marx che abbiamo studiato davvero), sentenzia: "O quest'uomo è morto o il mio orologio si è fermato".
 
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