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L'orologio, questo sconosciuto (parte V)

lunedì 24 aprile 2017

 

L’orologio questo sconosciuto (parte V)

 

storia orologeriaCome abbiamo già detto sopra - l'energia nell'orologio a carica manuale viene prodotta  girando la corona in avanti (girandola anche indietro non succede nulla grazie a una  frizione, tuttavia questo senso rotatorio non ottiene alcun risultato pratico), in modo da  trasmettere il movimento al bariletto che contiene la molla, che quindi si tende al suo  interno.
 
Quando si arriva a fine corsa l'orologio è carico; chiaramente questo movimento  va fatto con un poco di delicatezza da parte di chi carica, per evitare di forzare ed  eventualmente rompere la molla, anche se alcuni meccanismi di recente concezione  hanno adottato una carica che a fine corsa non termina, ma fa girare a vuoto la corona  senza sottoporre il bariletto a sforzi (ad esempio alcuni Jaeger Le Coultre).
 
Negli orologi automatici questo rischio non sussiste, poiché la carica manuale non ha fine corsa Ilnostro movimento con la corona ha dunque "armato" la molla di carica (fonte di energia) dentro il bariletto che funge da accumulatore.
 
A sua volta la forza della molla verrà rilasciata progressivamente mettendo in moto un treno di ruote, per l'appunto detto ruotismo, che determina la demoltiplicazione e la velocità di rotazione delle ruote corrispondenti a ore, minuti e secondi. L’energia fornita dalla molla al ruotismo si esaurirebbe pero’ in colpo solo se non venisse controllata dall’ organo regolatore: vi ricordate il domatore?
 
Cosa succede? L’energia trasmessa viene distribuita da uno scappamento formato dalla ruota scappamento (collegata al ruotismo) e dall’ancora che blocca e libera alternativamente dente per dente la ruota dello scappamento, producendo il fatidico tic - tac che sentiamo in tutti gli orologi mecanici. Ma tutta questa energia prodotta dove va a finire? Semplice: fornisce l'impulso alle oscillazioni che il bilancere, mosso dalla forchetta dell'ancora, compie intorno al proprio asse.
 
L'unità di misura delle oscillazioni è chiamata alternanza, che è il nome che viene dato ad una semioscillazione, ed è spesso un dato richiesto dai nostri clienti più appassionati. Pertanto quando qualcuno domanda: "Questo e’ un 21.600 alternanze?" intendera’ il numero di alternanze all'ora del bilanciere. Generalmente i bilanceri compiono 6 o 8 o 10 alternanze al secondo, cioè 21.600, 28.800 o 36.000 alternanze all'ora.
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