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L'orologio, questo sconosciuto (parte I)

lunedì 24 aprile 2017

 

L’orologio questo sconosciuto (parte I)

 

sconosciuto iAnche chi non conosce molto l'orologeria - e forse proprio per questo - talvolta ama fare domande e levarsi curiosità sulla Storia o sul funzionamento dei segnatempo.

 Per tale motivo cercheremo, in maniera succinta, di tratteggiare le linee essenziali di entrambi. Si tratta di vaghi accenni, per l'approfondimento dei quali vi rimandiamo ai libri di settore e alla sapienza dei nostri tecnici di laboratorio. Lasciando perdere clessidre ed indicatori di tempo ad acqua, accantonando pure meridiane e gnomoni, i primi strumenti che con la nostra sensibilità moderna riconosceremmo come antenati - seppur rudimentali - degli orologi, fanno capolino nella Storia intorno al 1300 in Europa e forse in primis in Italia.

Tra i più antichi documenti scritti in cui se ne fa cenno figura nientepopodimeno che la Divina Commedia: "..Sì come ruote di oriuoli..", scrive Dante nel Paradiso. Nel Medioevo, epoca ingiustamente bistrattatata dagli storici, la pia religiosità dei monaci nei conventi richiedeva che le loro giornate fossero scandite da tempi abbastanza precisi per potersi dedicare regolarmente alle attività di lavoro e preghiera (hora et labora era il motto dei conventi benedettini): da qui nacquero strumenti di suddivisione del tempo forse per noi concettualmente più simili a sveglie che a veri e propri orologi.

Orologi ai nostri occhi più "riconoscibili" comparvero nel secolo quattordicesimo sui campanili delle chiese. I loro movimenti erano enormi e abbisognavano di continua manutenzione, tanto che il mastro orologiaio che li progettava aveva anche un contratto in virtù del quale, dopo la costruzione, doveva rimanere in loco ad assicurare il buon funzionamento nel tempo della sua opera. Funzionamento che comunque era assai lontano dalla nostra idea di precisione: fino alla scoperta di Galileo della legge di isocronia del pendolo, per secoli gli scappamenti progettati non erano all'altezza di assicurare una suddivisione precisa del tempo.

Gli orologi infatti erano da considerare efficienti già solo se non sbagliavano di molto le ore. La stessa lancetta dei minuti fu introdotta assai più tardi, quando i suoi scarti poterono essere considerati accettabili. In realtà, per molto tempo l'esatta indicazione dell'ora venne in un certo senso trascurata a favore delle indicazioni astronomiche: riprodurre il misterioso moto dei pianeti creati da Dio venne a lungo considerato il virtuosismo più alto per un maestro orologiaio; per questo motivo grande, imperitura e giusta fama venne tributata a Giovanni Dondi dell'Orologio per aver progettato e costruito, nel quattordicesimo secolo, l'Astrario: un complicatissimo orologio, ancora oggi ammirato (e ammirabile in una sua ricostruzione filologica del 1963 a Milano, nel Museo Da Vinci), che sui suoi sette quadranti riproduceva con grande cura i movimenti dei pianeti allora conosciuti, e solo su un ottavo quadrante supplementare e decentrato indicava l'ora, senza minuti. (continua...)

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