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Il Tempo racchiuso nella Scatola

venerdì 17 luglio 2020

Scatola del tempo

Una civiltà è contraddistinta dalla capacità di inventare, custodire e tramandare: non solo tecniche, saperi e tradizioni, ma anche oggetti.

E quanto più prezioso è ciò di cui ci prendiamo cura, maggiore è l'attenzione con la quale selezioniamo lo scrigno che lo contiene.

Per questo motivo, nel 1989 Sandro Colarieti, collezionista di Patek Philippe, fece evolvere le scatole in cui teneva riposti gli orologi della sua collezione in una piccola serie di rotori, che presentò nel 1990 proprio alla blasonata maison ginevrina.

Dopo un anno di test, Patek ordinò 500 rotori, e da questa importante collaborazione prese l'avvio la storia di un marchio, Scatola del Tempo, che seppe ben presto farsi conoscere e apprezzare dagli appassionati di tutto il mondo grazie alla qualità artigianale dei suoi prodotti, degna del miglior savoire faire italiano, ma anche alla felice intuizione tecnica ed imprenditoriale.

Scatola del tempo

L'idea di Colarieti era infatti determinata dalla sua competenza di collezionista, che comprendeva l'importanza di tenere in carica un orologio automatico anche quando non indossato, affinché da un lato non fosse necessario settarne tutte le indicazioni ogni volta che desiderava rimetterlo al polso, e dall'altro per un motivo tecnico: un calibro automatico, progettato proprio per il movimento continuo e per il funzionamento ottimale a carica quasi massima, può non essere altrettanto preciso quando la molla del bariletto ha una tensione insufficiente.

Ma per capire quale percorso abbia portato alla creazione dell'orologio meccanico a carica automatica, facciamo un piccolo excursus, tornando al 1777.

Gli orologi (rigorosamente da tasca) allora funzionavano solo grazie alla carica manualmente impressa alla corona, che tendeva la molla interna. Questa, srotolandosi, forniva poi al segnatempo l'energia necessaria.

L'orologiaio Abraham Louis Perrelet per primo immaginó che l'orologio, tenuto nel taschino del suo proprietario, si  potesse ricaricare grazie ai movimenti di quest'ultimo. Perrelet tradusse la sua idea in un sistema 'automatico', cioè non bisognoso dell'intervento manuale, legato ad una piccola massa che oscillava in su e in giù caricando la molla.

Scatola del tempo

Il sistema di Perrelet venne perfezionato nel 1778 da Hubert Sarton, che inventò un rudimentale rotore centrale.

Il problema della ricarica automatica affascinò anche il grande Breguet, che ideò un sistema di massa oscillante a pendolo.

Ma fu solo dopo la prima Guerra Mondiale, con la diffusione degli orologi da polso, che la questione della carica automatica divenne più stringente: le corone degli orologi da polso erano molto più piccole e meno agevoli da maneggiare rispetto a quelle della vecchie 'cipolle' ottocentesche, e di converso il polso assicurava molto movimento.

Nel 1923 l'orologiaio inglese John Harwood brevettó il primo movimento automatico, che riusciva in ad accumulare 12 ore di riserva di carica con un rotore che oscillava di 200 gradi tra due respingenti a molla (per questo la sua carica venne detta 'a martello').

Dalla sua collaborazione con la Fortis, nel '26, nacque il primo orologio automatico della storia.

Scatola del tempo

Ma per cercare il vero progenitore dei moderni automatici dobbiamo aspettare gli anni Trenta e l'oramai mitico Oyster Perpetual di Rolex, col suo rotore centrale a 360 gradi, con 35 ore di autonomia, che divenne definitivamente l'archetipo di ogni sviluppo futuro.

Nel '48 fu Eterna a sviluppare un sistema di cuscinetti a sfera posti sotto il rotore, che riduceva di molto l'attrito e quindi l'usura dei componenti.

Al giorno d'oggi il rotore centrale resta la soluzione più adoperata dalle case orologiere, benché vengano prodotti anche calibri con microrotore decentrato (come il celebre 240 di Patek Philippe), per ottenere movimenti più sottili, o addirittura con massa oscillante periferica.

In acciaio oppure in oro, a ricarica in un solo senso di rotazione o in entrambe le direzioni (grazie ad un sistema invertitore), il rotore non arriva mai a stressare e rompere il bariletto di carica, quando quest'ultimo è al suo massimo,  grazie a un sistema di slittamento tramite brida brevettato addirittura nel 1866 niente meno che da Adrien Philippe (di Patek Philippe), che a quei tempi  voleva in realtà salvaguardare la molla dalla rottura provocata da una ricarica manuale troppo energica.

Ma proprio grazie a quella invenzione, possiamo oggi affidare un orologio automatico alle cure di un contenitore rotante, alimentato da batterie o corrente, all'interno del quale il nostro segnatempo si troverà sempre perfettamente in ora (e in data; e addirittura col mese e l'anno giusto in caso di calendari annuali o perpetui), senza costringerci ogni volta a regolazioni più o meno complicate, che possono, se non effettuate correttamente, provocare dei danni al meccanismo.

Scatola del tempo

Per questo motivo, l'intuizione di Sandro Colarieti venne subito salutata dal successo, e oggi Scatola del Tempo è divenuto l'iconico oggetto del desiderio per chi vuole prendersi cura del proprio orologio automatico.

Negli anni, Scatola del Tempo ha creato una collezione sempre più diversificata e sofisticata dei suoi meravigliosi scrigni, fino ad arrivare a veri e propri mobili funzionali alla ricarica di decine di orologi, ma ogni prodotto, dal più grande al più piccolo, è eseguito con la stessa cura e confezionato con i materiali migliori, come l'evergreen Rotor One - omaggio al capostipite di tutta la collezione - che come dice il nome alloggia un orologio alla volta e lo conserva dinamicamente pronto all'uso.

E per l'appassionato che comincia a crearsi una collezione nasce 4 RTT, un prezioso box in pelle che racchiude 4 rotori per segnatempo di varie taglie.

Ma chi ama gli orologi, talora li vuole con sé anche durante i viaggi, e lo stesso vale per i gioielli, e servono custodie pratiche e poco voluminose in cui semplicemente alloggiarli in maniera sicura e discreta, senza però rinunciare al piacere della ricercatezza: Scatola del Tempo dedica a questa necessità una linea elegante e pratica di 'scrigni' prêt-à-porter, pochette e trousse in pelle da riporre agevolmente in valigia o in un cassetto, affinché i nostri preziosi siano sempre pronti per essere sfoggiati alla prima occasione.

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