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Il fascino senza tempo dello stile Pasha

venerdì 10 luglio 2020

Cartier Pasha

Sul nostro magazine abbiamo già avuto modo di soffermarci su segnatempo mitici legati a figure leggendarie: spesso la storia dell'orologeria si è intrecciata con quella del costume grazie a personaggi famosi, i quali indossando un determinato modello - per gusto e scelta personale - ne divenivano di fatto testimonial, fino ad incarnarlo agli occhi degli appassionati e a dargli talora, involontariamente, il proprio nome: uno per tutti, si pensi a Steve Mc Queen con Rolex.

Con il Pasha di Cartier, oggetto del nostro racconto di oggi, le cose sono andate in maniera diversa. Fu il committente stesso a commissionare l'orologio che alla fine ne prese il nome, un orologio di cui purtroppo alla fine si sono perse le tracce.

È una storia affascinante e avvolta da un velo di mistero.

Ma facciamo un passo indietro.

La prestigiosa maison Cartier era nata nel 1847 come casa produttrice di gioielli, ma grazie all'intuito di Louis Cartier, omonimo nipote del fondatore, seppe presto 'intercettare' nel Novecento le incredibili potenzialità emergenti dell'orologeria, tanto che fra i primi orologi al polso della storia ricordiamo proprio un Cartier, il Santos.

Furono tuttavia proprio queste sue origini gioielliere (mai tradite, anzi perpetuate fino ad oggi), a fare di Cartier un brand tanto vicino al bel mondo internazionale dell'alta aristocrazia, quanto Rolex fu affine all'universo sportivo.

Cartier Pasha
E non a caso fu un principe, il Pasha del Marrakech El Glaoui, a chiedere nei primi anni Trenta alla boutique di Rue de la Paix la creazione di un segnatempo con caratteristiche particolari.

Grande amante della dolce vita e della maison parigina, il Pasha voleva però un orologio che avesse caratteristiche più performanti, che gli permettessero di passare con disinvoltura dalle eleganti mondanità del jet set internazionale a occasioni più disimpegnate, come un drink in piscina.

L'impermeabilità diveniva così un requisito fondamentale. Si trattava di una sfida non semplicissima per l'epoca.

I tecnici Cartier lavorarono alacremente sul progetto con vari test - dei quali alcune foto storiche recano testimonianza -, partendo da un modello su cui studiarono un nuovo stema di protezione della corona dalle infiltrazioni.

Dell'esemplare finale si sono purtroppo perse le tracce, e tutta la vicenda assume oramai contorni leggendari.

Cartier Pasha

Ma una cosa si sa: la forma della cassa non era ancora tonda.

Bisogna attendere gli anni Quaranta per vedere i progenitori del moderno Pasha, di dimensioni generose, rotondi, dotati di un voluminoso copricorona e di una griglia che proteggeva dagli urti il vetro (il durissimo vetro zaffiro era ancora di là da venire), e che tornerà come caratteristica nella produzione  di alcuni modelli contemporanei.

Gli 'ingredienti' stilistici insomma c'erano quasi tutti, e li ritroviamo nel 1985, anno in cui Cartier raccoglie la sfida verso un'orologeria più moderna lanciata qualche anno prima da Audemars Piguet col Royal Oak e da Patek Philippe col Nautilus, e presenta la sua nuova icona, affidandosi non a caso alla stessa mente creativa che aveva disegnato i primi due: quella di Gerald Genta.

Il  nome del nuovo orologio è ufficialmente 'Pasha', un segnatempo completamente diverso da quelli prodotti in quel periodo dalla Maison, per lo più di volumi contenuti e forme squadrate.

A ricordarne l'origine storica, troneggia l'iconico copricorona fissato con catenella alla carrure.

Tondo, il Pasha rinuncia ai classici segni romani, distintivi di Cartier, in favore di una numerazione araba essenziale (3, 6, 9 e 12), in un quadrante che stupisce per la concomitanza della forma circolare con una atipica minuteria quadrata.

Cartier Pasha

Le anse di attacco del cinturino terminano in due particolari dadi laterali a forma 'clous de paris'.

Il design complessivo, fascinoso e volutamente spiazzante, è l'ennesimo colpo di genio di Genta, ed entra subito prepotentemente nell'immaginario collettivo degli appassionati.

Nei decenni si sono susseguiti diversi modelli, sempre fedeli agli stilemi iniziali, sia che le dimensioni vengano contenute a 35mm o crescano a 38 e a 41mm; sia che la cassa in acciaio continui in un bracciale metallico o che un raffinato cinturino in pelle cinga una cassa in oro (in tal caso, la pietra sul copricorona è un prezioso zaffiro).

Solo tempo oppure cronografo, il Pasha è da sempre un orologio dalla classe cristallina, distintivo di un gusto personale forte e originale.

Cartier negli ultimi cinque anni ha tenuto sulle spine gli appassionati di questo splendido orologio, cessandone momentaneamente la produzione.

Ma proprio pochi mesi fa, al salone 'virtuale' Watches and Wonders (di cui abbiamo scritto a suo tempo), la maison parigina ha tirato fuori l'asso dalla manica, presentando al mondo il nuovo, agognato Pasha.

Cartier Pasha

Le immagini disponibili ci raccontano un fuoriclasse senza tempo di due misure (35 e 41 mm), in acciaio o in oro giallo o rosa, dalla incontrovertibile impronta originale, che si fregia al suo interno del calibro meccanico 1847MC, resistente ai campi magnetici, e che all'esterno presenta un elemento semplificatore, quale il nuovo sistema di cambio rapido del cinturino Quick Switch, nonché un dettaglio stiloso, tocco di charme tipicamente Cartier, come la carrure sagomata sotto la catena del copri corona, che lascia spazio all'eventuale incisione di un monogramma, che risulterà tuttavia nascosto una volta serrato il copricorona, affinché la personalizzazione rimanga un sussurro discreto: parliamo di Cartier, noblesse oblige.

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